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“Ho deciso, dopo grandi sofferenze di intraprendere la strada della causa verso la Juventus. Ho letto e sentito cose non vere dette dalla società e dall’allenatore”. E’ così che inizia la lunga intervista di Leonardo Bonucci, rilasciata a Riccardo Trevisani a Berlino, dove con l’Union giocherà in Bundesliga e in Champions League.

Il racconto di Bonucci parte dal ottobre: “E’ falso che a ottobre sia stato messo a conoscenza di progetti futuri che mi escludevano dalla Juve. Proprio a ottobre, anzi, mi era stata data la possibilità di continuare con un rinnovo: siamo andati avanti insieme perché la società aveva capito l’importanza di avermi all’interno dello spogliatoio. Poi ho sentito le parole dell’allenatore secondo cui il concetto dell’addio a fine stagione sarebbe stato ribadito da lui stesso e dalla società a febbraio. Anche questo non è vero: l’allenatore mi ha convocato solo a fine marzo nel suo ufficio, prima della partita col Friburgo di Europa League, per dirmi che sarebbe stato il caso di anticipare – a suo modo di vedere – il mio percorso da allenatore lasciando il calcio giocato. Gli ho detto che rispettavo la sua opinione, ma che fino all’Europeo 2024 non volevo smettere”.

E poi, arriva maggio, con la comunicazione che nell’attuale stagione sarebbe diventato la quinta/sesta scelta in difesa. Decisione accettata senza creare problemi.

“Poi è cambiato tutto, non ho avuto comunicazioni fino al 13 luglio. Ho annusato qualcosa – continua Bonucci – solo leggendolo sui giornali fino a quando, appunto, il 13 luglio Giuntoli e Manna mi hanno comunicato, venendo a casa mia, che non avrei più fatto parte della rosa della Juventus e che la mia presenza in campo avrebbe ostacolato la crescita della squadra. Questa è stata l’umiliazione che ho subito dopo 500 e passa partite in bianconero. Questo mi sono sentito dire…”.

“Dal fuori rosa si arriva alla causa – spiega il difensore – perché i miei diritti prevedevano che mi sarei dovuto allenare con la squadra a prescindere della scelta tecnica e messo in condizione di potere affrontare fisicamente e atleticamente la stagione successiva. Questo non mi è stato concesso, non ho più fatto allenamenti con la squadra. Mi sono sentito svuotato di tutto, umiliato, non potevo fare quello che amo di più”.

E ancora: “Non è una questione di soldi – tiene a precisare Bonucci – se dovessi vincere la causa, devolverò tutto in beneficenza. E in più voglio che la mia situazione sia per l’AIC (il sindacato calciatori), di cui sono consigliere, un nodo cruciale perché ogni anno persone, giocatori, uomini, professionisti che hanno meno forza della mia si trovano in queste situazioni e alla fine accettano compromessi pur di continuare a giocare”.

La chiusura con una speranza: “Qualcosa in futuro ci sarà. Quando deciderò di cominciare ad allenare, ho bene in mente il mio percorso, quello che voglio fare. Sicuramente la Juventus quando sarò un tecnico non sarà quella di oggi e magari ci sarà il modo, un giorno, di riabbracciare i tifosi, di salutarli e fargli capire quanto sia stata importante la Juventus per me. Quella di oggi non la sento mia”.  (Sportmediaset)